Un invito a tutti

Sabato 26 Maggio  a Pinerolo, alle ore 16, al Salone  dei Cavalieri, un incontro proposto dal circolo “Etica, Energia, Ambiente, Idv Pinerolese ” per riflettere insieme sull’importante legame fra la salute e la  legalità  e per fare il punto sulla nascente riforma sanitaria piemontese.

                  ” Mens sana in corpore sano con mani pulite!”

Interverranno:

 Luigi Cursio, medico, consigliere regionale e segretario regionale dell’IDV

Marco Farina, medico, direttore di distretto Asl TO3.

Michele Vaira, avvocato .

Michele Ianniello, avvocato.

Elena Boiero, medico, referente IDV Pinerolese.

Modererà l’incontro  la dott.ssa Sofia D’agostino, giornalista de “L’Eco del Chisone”

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Una raccolta firme per ridefinire limiti della politica e della moralità.

Anche a Pinerolo   la raccolta firme contro il finanziamento pubblico ai partiti mascherato da rimborso elettorale:  il sabato, sotto i portici  .  

 Il rinnovamento, ormai indispensabile,  deve passare attraverso la moralizzazione  della vita pubblica, politica e del quotidiano.

Il finanziamento pubblico è una vera e propria emergenza nazionale con i partiti ricoperti di denaro senza regole precise e senza un controllo.

Ridefiniamo insieme i limiti  della politica e della moralità!

 

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L’Italia dei Valori ritiene che la funzione del servizio pubblico sia quella di assicurare condizioni dignitose di vita, nei bisogni essenziali  anche dove un investimento non è remunerativo secondo le logiche di mercato. Le decisioni dell’Amministrazione Comunale di Pinerolo rispetto all’Acea sembrano aprire la possibilità di gestione privata per i rifiuti separando la proprietà – che rimarrà pubblica – dalla gestione, che potrà essere affidata in parte (sembra il 40%) a privati!

Si legge inoltre sui giornali locali che verrà dato l’ok alla costruzione su Monte Oliveto: una cementificazione che riteniamo inutile e dannosa!

Si constata poi che a Pinerolo sono aumentati di gran numero i parcheggi a pagamento… !

Un anno è trascorso dalle elezioni e l’Italia dei Valori è rimasta ad osservare dall’esterno lo svolgersi dei fatti amministrativi pinerolesi; che fine ha fatto l’alleanza di centrosinistra, faticosamente costruita? E il programma?

E l’ accordo politico che prevedeva la nostra presenza nell’esecutivo?

L’Idv, estromessa dalla possibilità di interagire e di lavorare per la realizzazione del programma esce dalla coalizione di maggioranza.

Continuerà il suo lavoro vicino alla gente e per la gente, cercando la dignità della politica nella partecipazione e l’etica nel rispetto degli accordi e delle regole.

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Lavoro, equità e serenità

L’essenzialità della vita: un girotondo lento per i tempi dell’infinito, ma  troppo veloce per il tempo  di corpi   poco consapevoli  di essere  tessuto sociale  di condivisione    del quotidiano con altri  uomini , donne , animali, piante e pietre … espressione di presente  in una cornice di  futuro che vivrà  con il risultato dell’attuale  progettualità

Oggi  è indispensabile progettare un nuovo sistema che dia a tutti lavoro, serenità ed equità: oggi è  indispensabile abbandonare   gli egoismi insaziabili del potere del denaro , del potere economico,  dominato dalla dittatura della finanza: oggi è indispensabile   ridimensionare  l’ approccio al  futuro!

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DAL TUMORE ALLE METASTASI

ANTONIO DI PIETRO  IL 17 FEBBRAIO A MILANO HA RICORDATO I DUE DECENNI TRASCORSI DAL GIORNO IN CUI FINÌ IN GALERA MARIO CHIESA: «MA QUALI PERSEGUITATI? MA DOVE? SONO IO  CHE A DISTANZA DI VENT’ ANNI DEVO ANCORA SPENDERE IL 70 PER CENTO DEL MIO TEMPO A DIFENDERE LA MEMORIA DI MANI PULITE, PERCHÉ DI QUESTO SI TRATTA, OCCUPANDOMI DI 320 CAUSE PER DIFFAMAZIONE TUTTORA IN CORSO! ». 
UN PEZZO DI STORIA ITALIANA  CON UNA TRISTE SINTESI DI TONINO. «VENTI ANNI FA  AVEVAMO UN PAESE MALATO GRAVE DI UN TUMORE : OGGI SIAMO ALLA METASTASI, CON L’ AGGRAVANTE CHE ANZICHÉ CURARE QUELLE SI METTONO SOTTO ACCUSA ANCHE I MEDICI DI ALLORA».
PER COMBATTERE LA CORRUZIONE NON SERVE DISCUTERE DEI MASSIMI SISTEMI, BASTANO LEGGI DI UNA RIGA.
IMPEDIRE CHE I CONDANNATI POSSANO CANDIDARSI. FERMARE LA PRESCRIZIONE DOPO IL RINVIO A GIUDIZIO.AVVANTAGGIARE LE IMPRESE ONESTE NELLE GARE D’ APPALTO.”
I TEMPI PURTROPPO  NON SONO  MATURI PER CREARE ONESTA’ !?

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Il governo tasserà i capitali scudati?

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Pagare le tasse é un dovere.

E’ grave però che a pagare siano sempre i soliti noti: gli onesti.

Il contributo di solidarietà venga richiesto anche a quell’esercito di evasori fiscali che  continua a cantare vittoria.  Occorre sconfiggere questo esercito che si gongola nel proprio lusso tra yacht e Maserati mentre la povera gente  non riesce ad arrivare alla fine del mese.
L’IDV FARA’ BATTAGLIA …  PER FAR TRIONFARE L’ONESTA’ .

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Processo lungo, processo breve, leggittimo impedimento … e poi? svegliamoci prima che sia troppo tardi!

La giustizia è , secondo me,  la ricerca di espressione armoniosa fra la morale universale  e l’etica, intesa come  comportamenti  condivisi  ed espressi dalle varie società nel rispetto degli uomini e dell’ambiente: è  ricerca di un medoto che armonizzi la gestione del bene comune, sia esso culturale o economico,  universale o particolare.

Si esprime in  un insieme di leggi che dovrebbero  regolare i rapporti umani  in funzione del riconoscimento di comportamenti  ammessi e non ammessi nella società  e definirne la punizione a coloro che non rispettano le regole. 

In Italia la decadenza morale  si sta esprimendo in  un girotondo folle di uomini  , che  stanno cambiando le regole del gioco, in modo anormale e  amorale.

Il nostro sistema giudiziario è vecchio e troppo lento: urge una riforma della giustizia, ma non possiamo  più tollerare un altro  stravolgimento delle leggi  per  salvare   il Presidente del Consiglio!

S V E G L I A M O C I ,  P R I M A   C H E   S I A   T R O P P O   T A R D I!

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Lettera aperta sui problemi della scuola pubblica e non solo…

Vorrei portare alla Vostra attenzione la lettera della Prof.ssa Valeria Ghiso su quanto sta accadendo alla scuola pubblica in questo periodo.

In ballo c’è una riforma che in realtà non è tale, perché non di riformare la scuola si tratta, ma semmai di destrutturarla, annullando tutte le potenzialità didattiche ed educative che la scuola pubblica in questi anni ha avuto, riconosciute dalle famiglie , dalla società civile ed anche me lo lasci dire, invidiate spesso dalle scuole straniere, che ad esempio vedevano nel nostro sistema della scuola elementare e dell’inserimento dei disabili, una punta avanzata delle teorie pedagogiche attuali.

Da oggi in poi tutto questo non sarà possibile, perché l’impianto della riforma sta minando le basi della scuola pubblica, regalandoci un’istruzione che riduce gli indirizzi scolastici, introduce una forte differenziazione tra i licei (scuole di serie A) e gli istituti tecnici e professionali (di serie B), che di fatto porterà ad una forte discriminazione nel paese tra chi si potrà permettere gli studi liceali e l”Università e chi essendo nato figlio di povera gente, dovrà accontentarsi di assolvere l’obbligo scolastico anche attraverso l’apprendistato (che vergogna per un paese avanzato come vuole essere il nostro!).

Da oggi in poi ,inoltre ,la scuola sarà a numero chiuso e le classi saranno formate da trenta o più alunni anche in presenza di disabili più o meno gravi. Per i ragazzi stranieri , poi ci sarà un tetto del 30% in ogni istituto e questo farà sì che alcuni abbandoneranno la scuola con grave danno per la loro formazione e il loro futuro, e un grave danno per la nostra società che diventerà sempre più degradata.

Le ore di scuola diminuiranno drasticamente: il tempo pieno già non esiste più, diminuiscono le ore di indirizzo e di cultura generale nella scuola superiore; non ci saranno ore a disposizione per supplire i colleghi assenti, i disabili avranno meno ore di sostegno.

Verranno cancellati tutti quei progetti formativi che con adeguate risorse permettevano ai ragazzi di fare esperienze educative di grande rilievo, sparisce la scuola in ospedale per i lungodegenti, non ci saranno più i finanziamenti per i corsi di recupero. Da qui discendono poi i licenziamenti dei precari e via via di tutti quegli insegnanti che diventeranno soprannumerari.

Tutto questo era ed è molto importante per la scuola , ma oggi noi abbiamo un problema in più.

Sembra che la scuola pubblica non interessi più nessuno e spesso quando chiediamo attenzione per le nostre rivendicazioni, sembra che il personale della scuola sia diventato trasparente.

Perché questa disattenzione dell’informazione verso un’istituzione che fino a pochi anni fa era considerata un pilastro della vita democratica di questo paese? Perché improvvisamente oggi la scuola diventa un elemento insignificante ? Perché si pone l’accento sulle fabbriche che chiudono e non si accenna ai licenziamenti della scuola che hanno numeri ben superiori a quelli di certe aziende? Forse che i lavoratori della scuola non hanno famiglia? Forse si possono ricollocare più agevolmente sul mercato? No, non è così e tutti lo sanno bene.

Tutto questo si dovrebbe chiedere chi fa informazione, perché la notizia sta ben al di là di qualche striscione appeso alle finestre degli istituti scolastici e del blocco degli scrutini. Riusciamo a vedere in prospettiva dove ci porterà questo cambiamento epocale dell’istruzione?

Io credo che i più abbiano ben compreso la portata del cambiamento, che non investe meramente il lavoro del settore pubblico, ma riguarda un cambiamento di prospettiva e di impianto culturale della società. Una società fintamente libera, dove l’insegnante non ha più la sua libertà di insegnamento, dove il dirigente scolastico viene adeguatamente istruito sui comportamenti da tenere nei confronti di quei sovversivi degli insegnanti, che addirittura discutono con i genitori di quello che sarà la scuola del futuro, dove anche il giornalista deve chiedere il permesso per fare un servizio che riporti una notizia.

Credo che oggi sia diventato più difficile , vivere in un paese dove tutti abbiamo le mani un po’ legate e dobbiamo in qualche modo giustificare i nostri comportamenti.

E allora la vera notizia è questa, che in Italia , la riforma della scuola come la legge bavaglio sono due facce della stessa medaglia, che non mi piacerebbe avere al collo.

Preferirei un sussulto di dignità da parte della scuola, da parte dei giornalisti, da parte dei cittadini che di tutto questo sono i veri danneggiati. Forse ci vorrebbe un po’ più di coraggio e allora anche la notizia del blocco degli scrutini assumerebbe un significato diverso e diventerebbe una notizia degna di rilievo.

Questa lettera giunge in una fase difficile del sistema scolastico in un contesto economico ed istituzionale di grave difficoltà. Le vicende di questi giorni sul versante governativo rappresentano l’apice di una visione mercantile della politica e dei meccanismi di creazione del consenso. Tuttavia, sono anche l’indicatore di qualcosa di profondo che si è determinato sul versante politico ed istituzionale; a partire dalle lesioni formali alla democrazia che scelte e provvedimenti governativi hanno attuato e stanno consolidando.

È in questo scenario che si muove la nostra riflessione. È in questo contesto che matura la consapevolezza delle difficoltà a cui andremo incontro su diversi fronti.

In quanto comunità di donne e uomini che condividono una prospettiva di cambiamento, si pone come luogo di riflessione e formazione reciproca. Luogo in cui possiamo dipingere scenari immaginari, addolciti delle asperità e delle contraddizioni, oppure provare a misurarci con un contesto che sta assumendo contorni da emergenza democratica, che noi abbiamo e continuiamo a denunciare da tempo e che ora investono, in tutta la loro complessità, i diritti di cittadinanza.

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Il Principato Civile e la Società delle Formiche

Il Principato Civile e la Società delle Formiche

“(..)quando uno privato cittadino, non per scelleratezza o altra intollerabile violenzia, ma con il favore delli altri sua cittadini diventa principe della sua patria, il quale si può chiamare principato civile (né a pervenirvi è necessario o tutta virtù o tutta fortuna, ma più presto una astuzia fortunata), dico che si ascende a questo principato o con il favore del populo o con il favore de’ grandi. Perché in ogni città si truovano questi dua umori diversi; e nasce da questo, che il populo desidera non essere comandato né oppresso da’ grandi, e li grandi desiderano comandare et opprimere el populo; e da questi dua appetiti diversi nasce nelle città uno de’ tre effetti, o principato o libertà o licenzia.

El principato è causato o dal populo o da’ grandi, secondo che l’una o l’altra di queste parti ne ha occasione; perché, vedendo e’ grandi non potere resistere al populo, cominciano a voltare la reputazione ad uno di loro, e fannolo principe per potere sotto la sua ombra sfogare l’appetito loro. El populo ancora, vedendo non potere resistere a’ grandi, volta la reputazione ad uno, e lo fa principe, per essere con la autorità sua difeso. Colui che viene al principato con lo aiuto de’ grandi, si mantiene con più difficultà che quello che diventa con lo aiuto del populo; perché si trova principe con di molti intorno che li paiano essere sua eguali, e per questo non li può né comandare né maneggiare a suo modo. Ma colui che arriva al principato con il favore popolare, vi si trova solo, e ha intorno o nessuno o pochissimi che non sieno parati a obedire. Oltre a questo, non si può con onestà satisfare a’ grandi e sanza iniuria d’altri, ma sí bene al populo: perché quello del populo è più onesto fine che quello de’ grandi, volendo questi opprimere, e quello non essere oppresso. Preterea, del populo inimico uno principe non si può mai assicurare, per essere troppi; de’ grandi si può assicurare, per essere pochi. El peggio che possa aspettare uno principe dal populo inimico, è lo essere abbandonato da lui; ma da’ grandi, inimici, non solo debbe temere di essere abbandonato, ma etiam che loro li venghino contro; perché, sendo in quelli più vedere e più astuzia, avanzono sempre tempo per salvarsi, e cercono gradi con quelli che sperano che vinca. È necessitato ancora el principe vivere sempre con quello medesimo populo; ma può ben fare sanza quelli medesimi grandi, potendo farne e disfarne ogni dí, e tòrre e dare, a sua posta, reputazione loro.”

Del Principato Civile da Il Principe – Macchiavelli.

L’introduzione tratta da Il Principe di Macchiavelli ci pone davanti una realtà immutata nel tempo, che invita alla riflessione in questo periodo pre elettorale. Le considerazioni di oltre cinquecento anni fa sono infatti quanto mai attuali e varcano confini, limiti e condizioni. La legge dei numeri ci pone infatti davanti ad una condizione di idoneità plebiscitaria per poter governare. Tuttavia i numeri contano solo in parte, giacchè le alleanze coi “grandi” oltre ad essere strategiche sono anche garanzia di miglior riuscita, a patto che gli obiettivi siano convergenti e durino nel tempo. Infatti l’inimicizia dei “grandi” rende difficoltosa la governabilità, specie quando un favore ottenuto non è stato ancora restituito. Il popolo non ama l’oppressione e sceglie chi lo difende. I “grandi” utilizzano il consenso del popolo, ma non hanno altro interesse che opprimere. Il Principe ha bisogno di entrambi, ma nel suo governare si trova spesso davanti ad una scelta: avere il favore del popolo significa spesso non trovare alleati politici. Avere il consenso dei “grandi” comporta il rischio di perdere il seguito popolare e, peggio ancora, l’ingestibilità politica della “cosa pubblica”, poiché i suoi stessi alleati gli sono pari e non son lì per prendere ordini.

Così la gestione del Principato Civile dipende esclusivamente dal Potere che il Principe riesce ad esercitare, a seconda del consenso e delle alleanze che riesce ad ottenere e mantenere.

In tutto questo si perde di vista la Cosa Una, cioè il senso della comunità e dei bisogni che essa esprime attraverso le sue diverse voci. Alla fine anche le grida disperate sono inascoltate, perché diventa preponderante mantenere il Potere e non gestire risorse e bisogni, secondo gli equilibri che solo il buon senso, e il sentirsi parte integrante di un’ Unità, possono darci.

Non è affatto difficile comprendere la situazione politica complessiva attuale: basta considerare la legge causa – effetto. E se, cinquecento anni fa, già si dibatteva dei medesimi argomenti di oggi, vuol proprio dire che la pervicacia umana nel perseguire approcci errati è la madre di tutti i ciechi.

Ma oggi siamo ad una svolta storica, epocale, dove la misura è oltre il colmo e dopo non è che c’è il vuoto: c’è il nuovo!!!

Così, nell’intravedere quel nuovo, mi immagino una futura società fatta di formiche, dove quella a cui tocca portare in groppa la briciola più grande né si lamenta per il peso, né pensa di accaparrarsela a casa sua a metter muffa: la porta al magazzino di tutti. Perché è certa che, quando avrà bisogno, troverà il necessario per sè. Questa è la legge delle formiche. Questa è la legge dell’equilibrio universale:

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso.

Tu avrai così la gloria di tutto il mondo e fuggirà da te ogni oscurità.
Qui consiste la Forza forte di ogni Forza, perché vincerà tutto quel che è sottile e penetrerà tutto quello che è solido
.”

Da Ermete Trimegisto – Tavola Smeraldina

Marina Imberti

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Obiettivo donna: la parità

La donna sarà libera quando si supereranno molti stereotipi, espressione tipica della nostra “povera” società.

Bisogna valorizzare e diffondere l’immagine di una donna pensante in un mondo in veloce evoluzione, con innovazioni scientifiche giornaliere, con nuovi linguaggi e nuove competenze.

E’ basilare credere nella possibilità delle donne di produrre eccellenze in ogni campo: lo devono credere gli uomini, ma anche le donne!

Oggi le donne godono di piena uguaglianza giuridica e l’uguaglianza fra gli uomini e le donne è un diritto fortemente sancito dalla nostra Costituzione : già sulla carta!

Sulla carta tutto bene, ma il diritto non è ancora attuato nei vari aspetti della vita né a livello politico, né sociale, né economico, né culturale.

La parità oggi non è una realtà: le sfide quotidiane sono difficili perché travalicano il piano giuridico e investono la società, la cultura, la mentalità.

Noi donne cerchiamo di conciliare le possibilità offerte dal mondo del lavoro, della cultura, della politica con il ruolo di madre, di moglie, di compagna.

Cerchiamo, fra numerose difficoltà, di inserirci nella vita delle istituzioni e della politica, ma i numeri sono ancora poco rilevanti.

Oggi non sentiamo forte la necessità di rivendicare diritti negati, come avveniva negli anni ’70, ma dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica e modificare una cultura politica, che considera l’uomo il legittimo protagonista della gestione dello Stato e poco importante il contributo che può portare la sensibilità femminile.

Poiché si tratta di cambiamenti che investono la coscienza della collettività, occorrerà tempo, prima che le conquiste degli anni passati vengano introiettate.

Se la popolazione italiana si presenta ancora molto legata alla tradizione, dobbiamo procedere con fatica ad una capillare campagna di sensibilizzazione nei confronti di tutta la collettività, in tutti i suoi aspetti.

Ci sono certo difficoltà oggettive, che ostacolano l’ingresso di un maggior numero di donne in politica ai più alti e ambiti incarichi …intanto perché ogni incarico conquistato da una donna deve essere lasciato da un uomo!

Noi donne dobbiamo comunque evitare un atteggiamento di rassegnata esclusione dai ruoli, e se, la delusione e la diffidenza potrebbero allontanarci da un mondo politico sovente freddo, egoista e a volte anche corrotto e marcio e lontano dai bisogni del cittadino, dobbiamo invece fare lo sforzo necessario per aumentare il numero di donne che partecipano e che decidono.

Per riequilibrare la rappresentanza e dare un nuovo impulso alla partecipazione politica e amministrativa femminile, occorre, secondo me, innanzi tutto abbandonare lo scetticismo e diventare più attive, lavorare in collaborazione, unirci, sostenerci e realizzare numeri maggiori di donne che si avvicinano al mondo politico: non quote rosa, ma spazi culturali, politici, istituzionali conquistati ed assegnati per merito.

La parità sia il fulcro e l’obiettivo di ogni nostra piccola o grande azione, correlata alle scelte del quotidiano: dalla casa, alla sicurezza, dal lavoro alla sanità, dall’economia alla scienza, rimuovendo discriminazioni e pregiudizi e realizzando la partecipazione equilibrata, eliminando stereotipi anche sessuali, accettando e trasmettendo l’assoluta necessità di piena integrazione fra l’elemento maschile e femminile per la realizzazione di un mondo di pace e di giustizia.

elena boiero

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