Vorrei portare alla Vostra attenzione la lettera della Prof.ssa Valeria Ghiso su quanto sta accadendo alla scuola pubblica in questo periodo.
In ballo c’è una riforma che in realtà non è tale, perché non di riformare la scuola si tratta, ma semmai di destrutturarla, annullando tutte le potenzialità didattiche ed educative che la scuola pubblica in questi anni ha avuto, riconosciute dalle famiglie , dalla società civile ed anche me lo lasci dire, invidiate spesso dalle scuole straniere, che ad esempio vedevano nel nostro sistema della scuola elementare e dell’inserimento dei disabili, una punta avanzata delle teorie pedagogiche attuali.
Da oggi in poi tutto questo non sarà possibile, perché l’impianto della riforma sta minando le basi della scuola pubblica, regalandoci un’istruzione che riduce gli indirizzi scolastici, introduce una forte differenziazione tra i licei (scuole di serie A) e gli istituti tecnici e professionali (di serie B), che di fatto porterà ad una forte discriminazione nel paese tra chi si potrà permettere gli studi liceali e l”Università e chi essendo nato figlio di povera gente, dovrà accontentarsi di assolvere l’obbligo scolastico anche attraverso l’apprendistato (che vergogna per un paese avanzato come vuole essere il nostro!).
Da oggi in poi ,inoltre ,la scuola sarà a numero chiuso e le classi saranno formate da trenta o più alunni anche in presenza di disabili più o meno gravi. Per i ragazzi stranieri , poi ci sarà un tetto del 30% in ogni istituto e questo farà sì che alcuni abbandoneranno la scuola con grave danno per la loro formazione e il loro futuro, e un grave danno per la nostra società che diventerà sempre più degradata.
Le ore di scuola diminuiranno drasticamente: il tempo pieno già non esiste più, diminuiscono le ore di indirizzo e di cultura generale nella scuola superiore; non ci saranno ore a disposizione per supplire i colleghi assenti, i disabili avranno meno ore di sostegno.
Verranno cancellati tutti quei progetti formativi che con adeguate risorse permettevano ai ragazzi di fare esperienze educative di grande rilievo, sparisce la scuola in ospedale per i lungodegenti, non ci saranno più i finanziamenti per i corsi di recupero. Da qui discendono poi i licenziamenti dei precari e via via di tutti quegli insegnanti che diventeranno soprannumerari.
Tutto questo era ed è molto importante per la scuola , ma oggi noi abbiamo un problema in più.
Sembra che la scuola pubblica non interessi più nessuno e spesso quando chiediamo attenzione per le nostre rivendicazioni, sembra che il personale della scuola sia diventato trasparente.
Perché questa disattenzione dell’informazione verso un’istituzione che fino a pochi anni fa era considerata un pilastro della vita democratica di questo paese? Perché improvvisamente oggi la scuola diventa un elemento insignificante ? Perché si pone l’accento sulle fabbriche che chiudono e non si accenna ai licenziamenti della scuola che hanno numeri ben superiori a quelli di certe aziende? Forse che i lavoratori della scuola non hanno famiglia? Forse si possono ricollocare più agevolmente sul mercato? No, non è così e tutti lo sanno bene.
Tutto questo si dovrebbe chiedere chi fa informazione, perché la notizia sta ben al di là di qualche striscione appeso alle finestre degli istituti scolastici e del blocco degli scrutini. Riusciamo a vedere in prospettiva dove ci porterà questo cambiamento epocale dell’istruzione?
Io credo che i più abbiano ben compreso la portata del cambiamento, che non investe meramente il lavoro del settore pubblico, ma riguarda un cambiamento di prospettiva e di impianto culturale della società. Una società fintamente libera, dove l’insegnante non ha più la sua libertà di insegnamento, dove il dirigente scolastico viene adeguatamente istruito sui comportamenti da tenere nei confronti di quei sovversivi degli insegnanti, che addirittura discutono con i genitori di quello che sarà la scuola del futuro, dove anche il giornalista deve chiedere il permesso per fare un servizio che riporti una notizia.
Credo che oggi sia diventato più difficile , vivere in un paese dove tutti abbiamo le mani un po’ legate e dobbiamo in qualche modo giustificare i nostri comportamenti.
E allora la vera notizia è questa, che in Italia , la riforma della scuola come la legge bavaglio sono due facce della stessa medaglia, che non mi piacerebbe avere al collo.
Preferirei un sussulto di dignità da parte della scuola, da parte dei giornalisti, da parte dei cittadini che di tutto questo sono i veri danneggiati. Forse ci vorrebbe un po’ più di coraggio e allora anche la notizia del blocco degli scrutini assumerebbe un significato diverso e diventerebbe una notizia degna di rilievo.
Questa lettera giunge in una fase difficile del sistema scolastico in un contesto economico ed istituzionale di grave difficoltà. Le vicende di questi giorni sul versante governativo rappresentano l’apice di una visione mercantile della politica e dei meccanismi di creazione del consenso. Tuttavia, sono anche l’indicatore di qualcosa di profondo che si è determinato sul versante politico ed istituzionale; a partire dalle lesioni formali alla democrazia che scelte e provvedimenti governativi hanno attuato e stanno consolidando.
È in questo scenario che si muove la nostra riflessione. È in questo contesto che matura la consapevolezza delle difficoltà a cui andremo incontro su diversi fronti.
In quanto comunità di donne e uomini che condividono una prospettiva di cambiamento, si pone come luogo di riflessione e formazione reciproca. Luogo in cui possiamo dipingere scenari immaginari, addolciti delle asperità e delle contraddizioni, oppure provare a misurarci con un contesto che sta assumendo contorni da emergenza democratica, che noi abbiamo e continuiamo a denunciare da tempo e che ora investono, in tutta la loro complessità, i diritti di cittadinanza.